Con il termine Disprassia Verbale Evolutiva ci si riferisce a un disordine dell’articolazione di origine neurologica presente in età pediatrica nel quale i movimenti articolatori risultano deficitari in assenza di disordini neuromuscolari. Risulta centrale il disturbo di pianificazione e programmazione delle sequenze motorie nei parametri spaziali e temporali.
Tramite la raccolta anamnestica si può verificare la presenza di indicatori di rischio quali: prematurità, basso peso alla nascita, problematiche perinatali, ritardo di acquisizione delle tappe di sviluppo motorio e familiarità; mentre per quanto concerne lo sviluppo comunicativo-linguistico si può osservare: assenza di lallazione e babbling canonico, dimensione ridotta del vocabolario a 24/36 mesi, assenza della fase combinatoriale a 24/36 mesi e scarsa produzione di gesti simbolici a 18/28 mesi.
- Sono stati identificati tre sintomi cardine che se presenti fanno parlare di DVE (ASHA 2007) e sono:
difficoltà nel produrre un fonema non nel contesto isolato bensì all’interno di sillaba, parola e frase, ciò comporta il tentativo di continui aggiustamenti per raggiungere una correttezza articolatoria; - Variabilità delle produzioni errate, per cui all’interno dell’eloquio le parole cambieranno nel tempo a seconda dei contesti linguistici in cui vengono prodotte e una stessa parola target potrà essere espressa con termini diversi (Aziz et al. 2011);
- Disprosodia, ovvero vengono pronunciate più lentamente le sillabe portando ricadute sull’uso degli accenti che a loro volta deterioreranno la fluidità del ritmo dell’enunciato.
Risulta necessario sottolineare l’importanza di una precoce diagnosi di DVE sia per attivare una corretta presa in carico logopedica finalizzata al potenziamento e supporto delle funzioni deficitarie, sia per favorire un miglior vissuto del bambino non solo nel contesto familiare o sociale ma anche scolastico.